
“L’alba del 6 Giungo sarà l’inizio di un nuovo
ordine europeo”, questo era ciò che, nei primi giorni del
Giugno 1944, molti ufficiali dell’esercito Alleato pensavano o speravano.
Queste parole trovarono conferma, ma non nei termini da loro ipotizzati.
Alle sei del mattino del giorno sei del sesto mese dell’anno 1944
il più grande esercito d’invasione mai creato sferrò l’attacco
che avrebbe dovuto cambiare le sorti del mondo. Mentre l’attenzione
di Hitler era rivolta a Est, sul fronte con la Russia, Americani, Inglesi
e Canadesi tentarono di aprire un secondo fronte, un’incursione massiccia
atta a spezzare definitivamente la macchina bellica tedesca, a liberare
Parigi per poi marciare su Berlino. Quest’impresa prese il nome di “Operazione
Overlord”. I fanti della U.S. 1th Infantry Division, supportati dal
116th Regiment e dalla 29th Division sbarcarono per primi, a Omaha Beach.
Stanchi, impauriti, afflitti dal mal di mare e inesperti, i soldati facenti
parte della prima ondata caddero per oltre l’80%, falciati dall’artiglieria
tedesca.
La storia dell’umanità avrebbe forse preso una piega diversa
se l’orrore del Risveglio non si fosse manifestato in quel momento.
Lentamente alcuni soldati americani crivellati dal fuoco tedesco si rialzarono,
affamati della carne dei viventi, facendo scempio dei loro compagni e portando
scompiglio e terrore nelle file degli Alleati. Intanto le vittime dei violenti
bombardamenti che nei giorni precedenti avevano colpito le retrovie tedesche
iniziarono a strisciare fuori dalle macerie, unendosi ai cadaveri risorti
dagli ospedali militari e civili, ai soldati morti nelle trincee o nelle
piazze, alle vittime delle ultime e folli rappresaglie del Reich, ai caduti
per mano dell’odio xenofobo e politico, ai defunti per malattia e
fame, agli uomini assassinati per appagare un oscuro senso di giustizia
o per difendere le vite altrui.
L’incubo aveva avuto inizio.
L’operazione “Overlord” era fallita, le coste della Francia
brulicavano di Morti che, come nel resto del mondo, sollevavano i propri
corpi putridi e affamati in cerca di prede umane; gli stessi tedeschi,
sopraffatti da un orrore che sfociava nella più totale follia, si
videro costretti a fuggire precipitosamente da quei luoghi oramai in mano
ai cadaveri, da quei campi di battaglia divenuti un mattatoio per tutte
le creature viventi di qualunque divisa e religione, di ogni grado e posizione
sociale… perché se fu l’uomo a creare nella guerra la
morte di massa, il 6 Giugno 1944 fu la morte stessa a schierare le proprie
truppe contro l’intera umanità. Oggi è il 1954.
Alcuni regimi totalitari hanno saputo mantenere
il controllo e sopravvivere, chiudendosi in se stessi indifferenti
a parole quali libertà,
individuo, ragione. Il resto del mondo è soltanto "terre
perdute", luoghi dove regna assoluta l'anarchia ed il caos, dove
i sopravvissuti combattono ogni giorno contro il terrore strisciante
dei Morti. In Francia la Résistance cerca di riprendere il controllo
di Parigi, mentre al sud si allungano le propaggini del Sanctum Imperium.
L'Inghilterra, devastata dalla guerra del 1944, vive la situazione più drammatica:
devastate dai bombardamenti a tappeto avvenuti dopo il tentativo di sbarco
in Normandia, le città inglesi appaiono come tetri luoghi di desolazione,
miseria ed orrore, ed i sopravvissuti vivono arroccati in fortezze, palazzi
o vecchie basi militari. La Spagna, che non ha subito gli orrori della
guerra mondiale, ne vive altri ben peggiori, frutto della follia umana
e della fame dei Morti. E nella lontata ed oramai abbandonata Mosca nuovi
incubi si nacondono in vecchi e nuovi mausolei.
Tutto il resto è ombra, tutto il resto è perduto.


Disponibile dal 1 maggio 2005

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Sine Requie
"Le terre perdute"
Di Matteo Cortini e Leonardo Moretti
ambientazione per Sine Requie
80 pagine, brossura
Illustrazioni:
Michele Benevento
Michele Bertilorenzi
Alberto Bontempi
Art direction: Sergio Giovannini
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